La crescita della popolazione musulmana ha inciso in maniera determinante sulle strategie degli attori economici nel processo di produzione e commercializzazione di beni e servizi. Essi, infatti, hanno utilizzato segni e simboli religiosi nei marchi per fidelizzare un maggior numero di consumatori-fedeli. Al contempo, i prodotti conformi alle regole islamiche rappresentano un modo per tutelare la libertà religiosa e consentire ai fedeli di vivere secondo coscienza. Il saggio intende analizzare le potenzialità e i limiti del mercato alimentare islamico, indagando da un lato l’esperienza della Malesia, le cui norme sono state definite come la world best practice nell’ambito della regolamentazione halal e dall’altro la possibilità di valorizzare l’esportazione dei prodotti italiani nel Paesi musulmani, affiancando al logo del Made in Italy quello della certificazione religiosa.
Aree tematiche
Osservatorio
-
Post Recenti
- Eredità digitale. Disciplina patrimoniale e tutela dei diritti post mortem. 06/06/2026
- Il design delle piattaforme social tra rischio psichico, modello economico e vulnerabilità. Riflessioni a partire da K.G.M. v. Meta et al. 02/06/2026
- The Digital Omnibus Dilemma. Some Ethical and Legal Considerations on the Postponement of Certain Provisions of the European Artificial Intelligence Act. 10/05/2026
- Libertà religiosa e ‘fine della cristianità’. Una genealogia parigina del Concilio Vaticano II (1927-1965). 23/04/2026
- Traduzione interlegale vs. traduzione giuridico-interculturale. La recezione in Italia delle successioni islamiche tra regole e situazioni normative 08/04/2026