Il moderno vestimento della volontà contrattuale è un linguaggio non convenzionale, bensì istituzionale. Lo si parla – meglio, lo si pratica – dentro ‘stanze virtuali’ dove il problema non è tanto la carenza di informazioni, ma semmai il loro eccesso; e dove l’oscurità non è legata soltanto alla scelta delle parole con cui sono formulate questa o quella clausola, questa o quella informazione. Il rischio linguistico, oggi, è soprattutto un problema di design contrattuale. Come tale può assumere i connotati di un “pungolo” che influenza, sino a manipolarla, l’autonomia individuale, ovvero di un “pantano” che può impedire a tutti –italiani e stranieri – di partecipare in modo dignitoso e in condizioni di uguaglianza alla vita sociale del Paese. Pertanto, sono necessari controlli adeguati, anche da parte delle Authorities, e rimedi effettivi. La tentazione è di cercarli ancora nelle vecchie strutture del Codice civile, a patto di saperle rileggere alla luce del modo in cui si atteggia concretamente la questione della chiarezza in ambito contrattuale.
Aree tematiche
Osservatorio
-
Post Recenti
- La traduzione interculturale dell’invisibile/Al-Ghayb. Un ‘farmaco semiotico’ per le sincopi giuridico-comunicative tra individui di differente cultura. 24/03/2026
- The Ecological Imperative: From the Relationship of Domination to Coexistence. 21/03/2026
- Il software “palantir” e le nuove frontiere della computazione algoritmica. Un approccio rivolto prettamente alla gestione dei big data. 15/03/2026
- Oltre la neutralità: istituzioni accademiche e divario di genere 03/03/2026
- Riti e forme della danza macabra come specchio dei rapporti interordinamentali 06/02/2026