Il moderno vestimento della volontà contrattuale è un linguaggio non convenzionale, bensì istituzionale. Lo si parla – meglio, lo si pratica – dentro ‘stanze virtuali’ dove il problema non è tanto la carenza di informazioni, ma semmai il loro eccesso; e dove l’oscurità non è legata soltanto alla scelta delle parole con cui sono formulate questa o quella clausola, questa o quella informazione. Il rischio linguistico, oggi, è soprattutto un problema di design contrattuale. Come tale può assumere i connotati di un “pungolo” che influenza, sino a manipolarla, l’autonomia individuale, ovvero di un “pantano” che può impedire a tutti –italiani e stranieri – di partecipare in modo dignitoso e in condizioni di uguaglianza alla vita sociale del Paese. Pertanto, sono necessari controlli adeguati, anche da parte delle Authorities, e rimedi effettivi. La tentazione è di cercarli ancora nelle vecchie strutture del Codice civile, a patto di saperle rileggere alla luce del modo in cui si atteggia concretamente la questione della chiarezza in ambito contrattuale.
Aree tematiche
Osservatorio
-
Post Recenti
- Filosofia e filosofia del diritto: una postfazione 31/12/2025
- MISLAM 24/12/2025
- Dopo il sapere totale. Maieutica e giustizia in Arendt e Patoĉka 22/12/2025
- Nuove tecnologie e democrazia. Le sfide alle istituzioni democratiche tra etica e diritto. 09/12/2025
- Consuetudine e teoria: un problema ricorsivo. Pratiche normative tra diritto e linguaggio. 09/12/2025