Il saggio indaga la possibilità di ridefinire la migrazione attraverso la categoria dell’abitare, superando la contrapposizione tra mobilità e sedentarietà. A partire dalla necessità di ricomporre il paradigma giuridico e politico della migrazione, si rivaluta lo ius migrandi e il concetto vatteliano di habitant perpétuel, esplorando il rapporto tra erranza e nuovo ordine mondiale. L’analisi si concentra sulle trasformazioni dello spazio come processo dinamico, in cui territorializzazioni, pratiche generative e segregazione abitativa si intrecciano. Attraverso la prospettiva della contextual diversity, si propone un ripensamento dello spazio non solo come luogo o flusso, ma come rete di relazioni, ridefinendo così il senso stesso dell’abitare nel mondo contemporaneo.
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