Il lavoro propone una rilettura ontologica delle ricerche socio-antropologiche di Hans Kelsen sui popoli primitivi, evidenziando come tali studi non costituiscano un interesse marginale ma si inseriscano nel cuore della sua riflessione filosofico-giuridica. Attraverso l’analisi dei miti, dei riti e delle credenze arcaiche, Kelsen individua nella normatività una struttura originaria dell’esperienza umana, anteriore alla distinzione tra natura e società e irriducibile alla mera spiegazione causale. Il principio del contrappasso, al centro delle culture arcaiche, è interpretato come forma elementare di organizzazione simbolica e sociale, capace di istituire senso, ordine e reciprocità. Lontano dall’essere un’eredità da superare, questo modello arcaico diviene cifra dell’umano: l’essere umano è tale in quanto soggetto che istituisce e subisce norme. In dialogo con l’ermeneutica heideggeriana e il neokantismo marburghese, il lavoro intende mostrare come dietro l’ambizione scientifica di Kelsen si celi una vera e propria ‘ontologia del diritto’. L’arcaico, più che primitivo, emerge come luogo simbolico d’origine, in cui l’essere umano si rivela come soggetto normativo. In questo itinerario il diritto non è solo oggetto di studio ma strumento per comprendere l’essenza stessa dell’umano.
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