Attraverso le espressioni genealogiche si compone la profondità di un sistema testuale giuridico non arbitrario, non totalitario, non solipsisticamente conforme a istanze tecno-formali egemoniche, ma con un riferimento all’essenziale, rappresentato dal funzionamento logico-razionale-relazionale. La questione genealogica, corredata da un capitale di significazione, vale a dire da un impegno di trasmissione dei saperi e di ermeneutica, poggia sulla circostanza che la struttura fenomenologica del diritto rimarca la sua peculiarità rinviando all’humanitas. Il significato della questione genealogica motiva il diritto, nella sua istituzione, nei limiti razionali della civiltà del diritto. Per l’esplicitazione di un’antropologia giuridica, si procede dall’idea del principio di causalità genealogica. I termini essenziali sono da ricondurre ad una costruzione giuridica di base, il che non significa rifondare, né distruggere per ricostruire ex novo, ma riappropriarsi della dimensione classica del diritto. Si allude a quella dimensione orientata alla comunicazione giuridica, riproposta in una specifica architettura genealogica, per far operare il ‘senso del giusto’, nell’ambito dell’attualità del quadro normativo, configurato anche dalla contemporanea civiltà dei dati che ambienta ogni riflessione sul diritto, espressa nei possibili orientamenti del pensiero giuridico attuale.
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