Lo scopo di questo saggio è verificare l’esistenza di una linea di continuità tra il genere artistico della danza macabra e le implicazioni giuridiche dell’evento morte nell’evoluzione storica dei rapporti tra il diritto e la religione. Sebbene l’istituto nasca nel contesto europeo medievale e presenti alcune consonanze anche con riti di differente localizzazione geografica, la rilettura utilizzata per accostarsi ad esso è quella fornita dall’editore liberale Giuseppe Vallardi, erudito lombardo nella Milano ottocentesca. Non appare casuale che questa riscoperta sia effettuata in un periodo nel quale non sono sopite le tensioni tra lo Stato e la Chiesa e anche la rappresentazione della morte e dei suoi riti costituisce, a tutti gli effetti, terreno simbolico e giuridico dei rapporti tra i poteri.
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