L’articolo discute l’incidenza della maieutica sul diritto, con particolare attenzione alle sue forme realizzate come istituzioni giuridiche. Si riarticolano le interpretazioni della maieutica da parte di Hannah Arendt e Jan Patoĉka. Per una incisiva problematizzazione di tale quadro speculativo, si impiega l’alternativa teoretica tra conoscere e comprendere con riferimento al fenomeno del diritto. Si sceglie, poi, di interpretare il ruolo di Socrate come parresiastès e chiarire le differenze che intercorrono tra la parrhesía e l’isegoría. In conclusione, è necessario discutere di come, nella dimensione giuridica, la ricerca della verità, del senso e del giusto siano radicalmente collegate e di come la distinzione tra conoscere e comprendere investa il problema della differenza nomologica teorizzata da Bruno Romano.
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