Il contributo si propone di approfondire alcuni aspetti della teoria filosofico-giuridica di Marsilio da Padova contenuta nella sua opera principale, il Defensor Pacis, che risultano avere incontrato meno attenzione rispetto ai profili storici e politici, e ai temi più classici della sovranità popolare e della laicità. In particolare, si esaminano alcuni passaggi dell’opera in cui è possibile rinvenire la trattazione di concetti che diverranno tipici della riflessione “moderna” sui diritti, come quelli di libertà, volontà e potere, e che segnalano un’attenzione precoce dell’autore per la dimensione soggettiva del diritto, come “ius”, che si distacca da quella oggettiva della “lex”. In questo spazio nuovo, l’individuo inizia a situarsi davanti alla legge, a manifestare la propria vitalità giuridica al di là dell’obbedienza ad essa, anticipando i motivi del volontarismo ockhamiano e più in generale delle Western Theories of Rights.
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