L’articolo esamina la gamification come tecnologia normativa che si avvale di incentivi, riconfigurando metriche e reputazioni in contesti non ludici. Muovendo dalla ripresa della teoria del cerchio magico, il contributo, dapprima, riconsidera la natura liminale del gioco, e, successivamente, indaga le tangenze e i legami fra gamification, nudging e forme di governo dei comportamenti. Decisiva risulterà l’osservazione della casistica, grazie alla quale sarà possibile mettere in luce come il punteggio agisca quale operatore semantico (e giuridico “debole”), dando vita a risvolti e notevoli implicazioni in termini di sorveglianza, di indottrinamento e di giustizia distributiva. Nel complesso il contributo intende indagare la gamification nel duplice intento: quello di valorizzare l’impiego dell’energia primigenia del gioco (come spazio di prova) e, al contempo, quello di prevenire e di scongiurare la sua trasformazione in un dispositivo disciplinare o in una sorta di “macchina reputazionale” che non prevede (né consente) appello.
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