L’articolo analizza il caso K.G.M. v. Meta Platforms, Inc. e YouTube LLC come punto di emersione di una trasformazione concettuale nella responsabilità delle piattaforme social. Il rischio psichico associato ai social network non viene ricondotto alla sola esposizione a contenuti dannosi o a condotte d’uso patologiche, ma alla configurazione tecnico-economica degli ambienti digitali, nelle forme attraverso cui le società che li gestiscono traducono logiche di valorizzazione in scelte progettuali, metriche di ottimizzazione e condizioni strutturali di interazione. A partire dal confronto con la Section 230 statunitense e con la letteratura su design algoritmico, manipolazione digitale e vulnerabilità, il contributo mostra come l’architettura delle piattaforme possa essere qualificata come condizione ordinaria di produzione del rischio psichico. In questa prospettiva, il caso K.G.M. consente di interrogare il passaggio dall’imputazione del singolo contenuto alla valutazione giuridica dell’architettura digitale che ne organizza visibilità, ripetizione e salienza.
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