I concetti di blasfemia/sacrilegio erano etimologicamente legati al vocabolario religioso. In seno all’attuale linguaggio secolarizzato, il loro equivalente tende a identificarsi con i termini “provocazione”, “incitamento all’odio”, “ingiuria”. Il delicato rapporto tra manifestazioni irrispettose e la libertà di espressione va dunque reimpostato: non può essere considerato (solo) un problema di contenuti ma di modalità espressive e dei loro limiti concreti. Il percorso di analisi deve muovere, dunque, dalla libera espressione del pensiero, della libertà artistica, dell’analisi della giurisprudenza europea, estendendosi necessariamente alla comprensione del concetto di democrazia al cui interno trovano posto e possono espandersi i diritti di libertà. Potrebbe dunque risultare preferibile, nel solco degli orientamenti consolidatisi nella materia (parallela) della discriminazione razziale, individuare nella dignità umana, anziché nell’ordine pubblico, il bene giuridico tutelato dai c.d. hate crimes.
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