La sharing economy ama presentarsi come una nuova forma di economia, radicalmente diversa dalla tradizionale economia di mercato e profondamente votata ai beni comuni, al risparmio energetico e alla solidarietà sociale. La parola “condivisione” rimanda esattamente a questi valori. Nondimeno, a dispetto della sua auto-rappresntazione – intensamente radicata nelle stesse parole e negli slogan a cui essa ricorre per auto-promuoversi – l’economia della condivisione non è altro che una riproposizione del neoliberismo, una sua nuova versione che si affida alle nuove potenzialità del web 2.0. I giganti della sharing economy, come Airbnb e Uber, sono compagnie digitali, o app-imprese, icone del capitalismo delle piattaforme. I loro profitti astronomici si nutrono del lavoro di persone che un tempo appartenevano alla classe media mentre ora, impoverite dall’economia neoliberista, sono costrette ad accettare qualsiasi lavoretto, senza diritti e senza dignità.
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