Le nuove tecnologie hanno trasformato il ruolo dell’essere umano che, da utilizzatore degli strumenti tecnologici, è diventato un momento dei processi sociali ed istituzionali, al punto da divenire una variabile dipendente del paradigma tecnocratico. Si scorge una società virtualizzata, in cui l’originalità dell’uomo non sarà che un’onerosa eccezione. Ciò significa che il diritto rischia di residuare come l’apparato di controllo dell’universo tecnologico, cui non può non conseguire la riscrittura dell’intero ordinamento ed in particolare dei diritti fondamentali. La colonizzazione del vivente avviata dalla tecnica solleva interrogativi soprattutto relativamente ai compiti del diritto nella difesa della democrazia: appaiono in difficoltà la fiducia nelle istituzioni pubbliche, le libertà civili, la sovranità nazionale e le basi stesse della sicurezza democratica. In un’epoca in cui l’accelerazione tecnologica sembra voler sopraffare la dimensione umana, l’adozione di un approccio rispettoso della dignità umana appare costituire, quindi, un paradigma imprescindibile per guidare l’innovazione digitale. Appare quindi necessario sviluppare quadri normativi ed etici che siano capaci sia di mitigare i rischi connessi all’uso delle nuove tecnologie per la vita democratica, sia di garantire che la tecnica venga effettivamente posta al servizio dell’azione umana nel quadro del bene comune.
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